Borno il Quadro Geografico

L’Altopiano del Sole

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L’altopiano di Borno si innalza sul versante orografico destro della media valle, definito ai fianchi dalle valli dei torrenti Dezzo e Lanico e anteriormente dalla parete, alquanto scoscesa in questo tratto, della stessa valle dell’ Oglio. La parte superiore è invece una splendida zona semipianeggiante adagiata tra gli ottocento e i mille metri, una discesa di prati e pascoli circondata da una corona di boschi sopra i quali si ergono le rocce.

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Un sistema di cime con altitudini di tutto rispetto, tra i 1.700 e i 2.400 metri, sovrasta infatti l’altopiano cingendone quasi a semicerchio la conca centrale: il crinale meridionale è dominato dal monte Altissimo (1703), mentre il crinale settentrionale si snoda tra la Corna S. Fermo (2.329), la Cima Moren (2.407), fino alle pendici  della Concarena. La composizione calcarea e dolomitica conferisce a queste montagne soprattutto a quelle settentrionali , un aspetto decisamente alpino. Le acque defluenti da questa chiostra di monti scendendo conformano due vallate parallele molto diverse tra loro. La valle del torrente Trobiolo attraversa l’ampia conca compresa fra i due crinali e costituisce il vero e proprio altopiano; quella del torrente Lanico incide con un solco profondo l’alpestre valle di Lozio. I due torrenti non confluiscono l’uno nell’altro ma scendono separatamente nell’Oglio. Il Trobiolo, che nasce dal monte Corvino, scorre con un andamento tranquillo per tutto l’altopiano, arricchendosi di molti ruscelli che scendono dalle vallecole poste su entrambi i lati: vallette dall’andamento agevole, che nelle pendici inferiori scendono con vaste conoidi di terreni alluvionali coperti di prati falciabili e boschi. Rari i tratti più scoscesi, come sul fianco sinistro del torrente S. Fiorino, dove si innalzano calanchi di quindici-venti metri di altezza.

lago di lova

Due piccoli laghi, entrambi artificiali, si aprono nel verde dell’altopiano: il Lova, a 1.3000 m di altitudine a nord di Borno, e il “Giallo”, di modeste dimensioni, tra il Passo di Croce di Salven e Paline.

Entrambi sono usati per la pesca sportiva.

lago giallo

 Al margine esterno dell’altopiano, nel tratto sottostante Ossimo e l’Annunciata, il Trobiolo precipita invece in una stretta gola dalle selvagge e verticali scenografie.  Altro ambiente è quello della valle di Lozio, incisa dal torrente Lanico. E’ una valle stretta, dalla densa e ombrosa copertura boschiva e dalle pareti piuttosto ripide, che talvolta si avvicinano quasi a formare una forra. C’è anche un tratto di orrido vero e proprio, dal classico nome di “Valle dell’Inferno”. In particolare il versante orografico sinistro è soggetto a erosione, essendo innestato sugli sfasciumi rocciosi della Concarena. Proprio l’erosione dà luogo, tra Malegno e Lozio, alla formazione di alcune suggestive piramidi. Arrivati in quota, la valle si apre in un piccolo altopiano dai pendii ben esposti al sole, un tempo coperti di magri coltivi e persino di qualche vite, ora di prati e boschi di conifere. Sullo sfondo, si stagliano gli speroni rocciosi del Cimone della Bagozza e della Cima Bacchetta (m 2.549), ambite palestre per l’alpinismo sportivo. All’estremità settentrionale della valle e via d’accesso a queste vette, è l’aspra Val Baione, dal paesaggio quasi dolomitico. La conformazione dell’altopiano, e in particolare la relativa rapidità dei fianchi, se esclude la conoide del Lanico, ha influito sulla distribuzione dei paesi. Fino agli ottocento metri circa di altitudine non c’è infatti spazio pianeggiante che possa accogliere centri abitati, che sono cresciuti alla base dell’altipiano sul fondovalle (Piancogno e Malegno) e soprattutto in quota: in media posizione adagiate sul bordo inferiore dell’altopiano le due contrade di Ossimo, sulla sommità l’abitato di Borno, sparse nella parte superiore della valle del Lanico le quattro contrade che formano il comune di Lozio, ossia Sucinva, Làveno, Sommaprada e Villa. Le diverse fasce altitudinali, in passato e fino a una quarantina d’anni fa, erano più integrate rispetto ad oggi. I confini dei comuni si sviluppavano in modo da garantire a ciascuno le differenti risorse del territorio, includendo anche le parti inferiori dell’altopiano fino al fondovalle. Ciò consentiva un’economia mista di prodotti agricoli e silvo-pastorali, oltre che di attività artigianali e mercantili gravitanti soprattutto attorno alla lavorazione del ferro. La costituzione del comune di Piancogno (1962-63) è risultata appunto dal distacco delle frazioni vallive di Borno e Ossimo (Piamborno, Annunciata, Cogno di Borno e Cogno di Ossimo), che a partire da inizio Novecento erano state coinvolte in un forte processo di industrializzazione. La parte alta dell’altopiano rimase così più prettamente montana, seguendo vie diverse di sviluppo. Fino agli anni Venti del secolo scorso, all’altopiano si arrivava solamente con le mulattiere.

storica

Per superare il primo tratto, rapidissimo, fu realizzata anche una funicolare con arrivo all’Annunziata dove si trova il convento dei Cappuccini, posto a 660 metri a perpendicolo sopra l’abitato di Cogno. Il relativo isolamento non costitui però in passato un elemento particolarmente svantaggioso. nei lunghi secoli dell’economia tradizionale,quando la prosperità della  montagna poggiava soprattutto su pascoli e boschi, l’altopiano costituiva un’area tra le più ricche della Vallecamonica, precocemente abitata in età protostorica e tra quelle a più elevata densità anche in età storica, nonostante fasi alterne di emigrazione. D’altra parte, proprio l’altopiano fungeva da ponte di comunicazione tra il fondovalle e la Valle di Scalve, attraverso un discreto ventaglio di possibilità: innanzitutto attraverso l’ampio e arioso valico della Croce di Salven, che a una quota relativamente bassa (1.150 m) si inserisce nella valle del Dezzo. Oppure attraverso alcuni passi in quota, in particolare i due passi di Ezendola (1.973 m) e di Varicla (2.097), entrambi comunicanti con Schilpario. Ora sono sentieri adatti agli escursionisti, ma nella storia di questi luoghi furono di fondamentale importanza poiché consentirono il trasporto del minerale ferroso dalla Val di Scalve agli altiforni di Lozio e della Vallecamonica. E’ significativo che, anche in anni relativamente recenti, fra il 1944 e il 1958, proprio lungo questa direttrice sia stata costituita una teleferica (dalla località Gaffione di Lozio, a 1200 metro) per trasportare la siderite proveniente da Schilpario alla stazione ferroviaria di Malegno, da dove proseguiva in direzione delle acciaierie della Falk di Sesto San Giovanni. Le strade costituirono ad ogni modo la via di veicolazione della modernità, che comparve sull’altopiano sotto la veste del turismo. La costruzione della nuova strada Malegno – Ossimo – Borno (1923), finanziata dalla legge che incentivava il collegamento dei centri abitati alle linee ferroviarie, fu completata dalla Borno- Dezzo (1935-37) che proseguiva oltre il passo della Croce di Salven. L’industria non si arrampicò sulla montagna, se si eccettua il laghetto artificiale di Lova  (1928-30 ), destinato a fornire energia al cotonificio Olcese di Cogno. Uomini e soprattutto donne scendevano dall’altopiano per lavorare ( e ciò consentì di frenare l’emigrazione), ma lassù l’ambiente rimase pressoché intatto. Proprio quella speciale qualità dei luoghi, quella salubrità che veniva anche dal relativo isolamento, attrasse il primo turismo verso l’altopiano, un turismo particolare, “della salute”, legato alla costruzione negli anni Trenta di due grandi sanatori nella piana di Borno. Una vocazione che poi si trasformò e  integrò aprendosi a un turimo montano più vario grazie alla costruzione, a partire dagli anni Settanta, di impianti sciistici sul versante inclinato e ben innevato dell’Altissimo.

turismo

Gli ultimi vent’anni hanno ulteriormente consolidato e arricchito l’offerta, anche perché la crisi dell’industria sul fondovalle ha potenziato il ruolo del turismo come settore integrativo utile a limitare l’abbandono della montagna. La nuova sensibilità al turismo ambientale ha trovato risposta nell’istituzione della Riserva bresciano-bergamasca del Giovetto, promotrice non solo di salvaguardia ma anche di attività didattiche e ricreative, che hanno fatto conoscere queste località e creato un’occasione supplementare per gli appassionati di natura e escursionismo rispetto alla già densa e varia rete di sentieri e rifugi.

04_big Il turismo culturale ha messo a profitto una serie di circostanze e iniziative favorevoli. il ritrovamento in zona di incisioni rupestri ha incentivato la recente apertura di uno specifico museo; la sistemazione e il restauro dei centri storici e di qualche monumento, ad esempio il castello di Lozio, hanno valorizzato il patrimonio storico- artistico: il rinnovato interesse per le tradizioni locali ha portato all’allestimento di ben tre musei etnografici e del lavoro (Lozio , Malegno e Ossimo).

annuciata

Sulle pendici inferiori dell’altopiano, infine, si è potenziato in questi anni anche il turismo religioso, richiamato dal convento-santuario dell’Annunciata soprattutto a seguito della beatificazione, avvenuta nel 1961, di fra’ Innocenzo da Berzo, che qui visse una parte della sua vita.

GABRIELLA MOTTA  ” L’altopiano Del Sole”

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