Il Dominio della Foresta

 L’Ambiente

 

altopiano

 

Se dovessimo, con il minor numero di parole possibili, descrivere il territorio di Borno, Ossimo e Lozio potremmo usare queste tre: le dolomiti camune. Certo, a rigore è uno strafalcione geologico, perché queste rocce sono di calcare, e non di vera Dolomia come quei “Monti Pallidi” famosi in tutto il mondo (anche se in fondo si tratta di ex-atolli del Ladinico, come il Sassolungo). Tuttavia dal punto di vista paesaggistico, o meglio scenico, il confronto regge. Basta risalire la val di Moren, o soffermarsi attorno ai ruderi dell’ex-rifugio Coppellotti al Pizzo Camino, Pizzo_Camino_03più di tutto, incantarsi nella conca di Baione tra la Concarena e la Bagozza per rimanere disorientati  e, per un attimo, non invidiare affatto la val di Fassa o l’Alta Badia.

cocarena

Sono luoghi di inconsueta bellezza, noti agli alpinisti che in passato ne hanno esplorato le pareti, agli escursionisti allenati in grado di superare dislivelli mai banali, ai botanici che apprezzano e studiano fioriture preziose per la rarità e la nobiltà, in molti casi scampate alle glaciazioni rifugiandosi tra quei “confortevoli” dirupi e lì restandovi per migliaia d’anni.

 Campanula raineri - Pizzo CaminoIl paesaggio “dolomitico” caratterizza le posizioni superiori del territorio, creando delle quinte che chiudono a monte i bacini dei torrenti Trobiolo e Lanico, in maniera tuttavia discontinua: tra i distinti gruppi del Camino-Moren e della Concarena si estende un territorio dominato da ampi pascoli e praterie alpine anche molto ripide alternate a dirupi, che mantiene però sul versante opposto rivolto alla val di Scalve, e in particolare alla conca dei Campelli, dei caratteri ancora tipicamente dolomitici. Alle quote inferiori il territorio dell’altopiano è caratterizzato da un equilibrio tra elementi agricoli, forestali e pastorali, consolidatosi nei secoli in maniera armoniosa, che ha visto tuttavia negli ultimi decenni da un lato l’abbandono delle attività primarie (fenomeno comune a tutta la montagna lombarda), dall’altro lo sviluppo degli insediamenti connessi al potenziamento dell’economia legata al turismo estivo e inverale fondato essenzialmente sulle “seconde case”. Il paesaggio tradizionale, ancora leggibile nella sua impostazione originaria, era comunque interamente in origine  antropica seppur, ovviamente, modellato su sistemi ecologici preesistenti. Sono pertanto da considerare “manufatti” sia gli estesi prati falciabili (derivano da deforestazioni storiche) ancora ampiamente presenti e mantenuti attivi almeno nelle morfologie più morbide e meccanizzabili, sia gli imponenti terrazzamenti e ciglionamenti (ora in buona parte invasi dalla boscaglia) che testimoniano una massiccia attività agricola pregressa, sia infine, anche se ciò appare di più difficile lettura, gli estesissimi boschi che coronano l’altopiano a formare quella “Foresta di Borno” apparentemente traboccante di naturalità ma in realtà ampiamente rimaneggiata nella sua composizione e struttura per meglio rispondere alle esigenze umane del passato.bosco Nelle porzioni del territorio poste a quote più basse circostanti Ossimo e le frazioni di Lozio, il paesaggio forestale è dominato dai boschi di latifoglie, sia nella loro struttura originaria di cedui, in parte ancora utilizzati  o altrimenti ” invecchiati ” e quindi in graduale evoluzione verso l’altofusto, sia sotto forma di popolamenti di neo-formazione, quali gli aceri-frassineti (formati da acero montano e frassino maggiore) andati a ricolonizzare prati non più soggetti ai periodici sfalci. Tra questi boschi composti da specie  a foglia decidua meritano di essere citate le cerrete (formate cioè dalla bella e da noi insolita quercia cerro) tra Ossimo Superiore e il Creelone, e gli ostrieti (formazione a carpino nero, Ostrya per i botanici) con sottobosco di aromatico bosso nei pressi dell’Annunciata. Da segnalare anche la presenza dell’olmo di monte, sporadico tra Borno e Lozio e del tiglio che invece si inserisce con maggior determinazione nelle formazioni miste di latifoglie mesofile, in particolare nella valle di Lozio. Le conifere dominano la foresta di Borno; anzi proprio ad esse si deve l’importanza di questi boschi, oggetto di studi e tra i primi a dotarsi, fin dagli anni Trenta del Novecento, di un “Piano economico” (revisionato nel 1954 addirittura da Generoso Patrone, considerato il “padre” dell’assestamento forestale in Italia. Prima della separazione di Pian di Borno il complesso forestale era costituito da un’unica proprietà accorpata di oltre duemila ettari, rappresentando una grande risorsa per l’economia del Comune che era persino proprietario di boschi e pascoli anche fuori dai propri ambiti amministrativi. Rispetto al resto dei boschi di conifere dell’altopiano assume una sua specificità la pineta di pino silvestre di Colma Balestrini, attualmente  in comune di Piancogno. Si tratta di boschi particolari anche dal punto di vista paesaggistico, formati da fusti slanciati con cortecce dalla tipica colorazione rossastra. E’ un popolamento naturale, cresciuto su terreni poveri formatisi su Dolomia Norica, quelli più frequentati dal pino almeno nel Bresciano. Ma le conifere maggiormente diffuse sono quelle più tipicamente alpine. Questi preziosi popolamenti sono riassunti in maniera esemplare in quello che può essere considerato il gioiello forestale dell’Altopiano del Sole, condiviso con la limitrofa Val di Scalve: la riserva naturale dei boschi del Giovetto di Paline. Viene soprannominata anche “bosco delle formiche”, A_Formica_rufa_sideviewe in effetti alle origini della istituzione di questa importante area protetta lombarda vi sono ragioni legate agli studi e alle sperimentazioni su questi importante imenottero, in particolare prelevando proprio qui interi acervi (i nidi) per trapiantarli in varie località d’Italia ed estere, in pinete infestate dalla processionaria del pino, bruco defogliatore particolarmente fastidioso anche per i frequentatori dei boschi a causa dei suoi peli urticanti.procesionaria

L’albero dominante su entrambi i versanti, bergamasco e bresciano, della riserva è l’abete rosso, e ciò si deve alle successive selezioni operate dall’uomo che ha sempre avvantaggiato questa pianta per l’elevato valore del suo legname molto impiegato come materiale da opera. Gli interventi effettuati dall’ Arsaf e dalla Regione Lombardia , ente gestore della riserva naturale, sono volti ad orientare la struttura e la composizione dei popolamenti verso forme più vicine alla naturalità, attraverso la graduale riduzione dell’abete rosso  a vantaggio dell’abete bianco e del faggio, che su questi versanti dovrebbero essere molto più diffusi di quanto non siano attualmente. Alle quote più elevate nella riserva del Giovetto si trova il larice, seguito più in alto dai pascoli di malga Costone. Nel giugno 2006, a poca distanza dall’accesso bresciano alla riserva è stata inaugurata, a cura del Comune di Borno, un’altra iniziativa di valorizzazione naturalistica, il “parco delle doline”, il cui obiettivo è quello di mettere in evidenza i fenomeni di modellamento carsico superficiale presenti nella zona, in un contesto prativo/pascolivo di grande bellezza nel quale appunto si collocano i diversi “imbuti” scavati nei millenni dai processi di erosione chimica.

PAOLO NASTASIO  ” L’altopiano Del Sole”

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